lunedì 17 settembre 2012

RI-CONCILIANDO!

(Intervista al Vescovo Bettazzi sul Concilio Vaticano II)


Spunti di riflessione sull'importanza del Concilio nella Chiesa, tra passato e attualità: il risultato è una grande intervista ai massimi livelli della vita sociale ed ecclesiale!



martedì 21 agosto 2012

il MAGNIFICAT della VAL SUSA


Ci avevano sempre detto che da queste parti circolano solo bombe carta e manganellate, pietre e lacrimogeni. Una valle di montanari egoisti e contrari al progresso. Ma ora che siamo qui, solo ora capiamo.” UN DOCUMENTO straordinario, una testimonianza dei giovani del Collettivo di Pax Christi.
IL MAGNIFICAT DELLA VAL SUSA

15 agosto 2012, Solennità dell’Assunzione di Maria,
cantiere militarizzato di Chiomonte in Val Susa
 Solo ora capiamo. Solo qui nella cattedrale naturale del bosco di Chiomonte, quando gli accordi delle nostre chitarre si intonano alle mille voci della gente della Val Susa che resiste, comprendiamo cosa significa cantare il Magnificat della liberazione.
Stiamo celebrando con tutta la Chiesa la liturgia del sogno di Dio che attraverso una piccola donna del popolo, Maria, ha vinto quello che l’Apocalisse definisce come un combattimento contro ogni potere che schiaccia e umilia gli uomini.
Ma in questi giorni abbiamo vissuto questo cammino di liberazione attraverso la vita quotidiana di alcune tra le migliaia di abitanti di questa incantevole valle che i poteri economici del nostro Paese, irrimediabilmente legati agli interessi dei politici di tutti gli schieramenti, hanno deciso di violentare e sfigurare con uno dei più sconosciuti e vergognosi scandali: il cosiddetto “TAV”.
Da tempo eravamo stanchi di sentir dipingere questo luogo come una Valle piena di montanari egoisti, nemici del progresso e di giovani esaltati, ma mai avremmo immaginato di essere accolti nelle case e nei presìdi di gente normale, intere famiglie e generazioni, che da più di venti anni non solo si oppongono ad una grande opera inutile, ma che nel tempo hanno anche attivato stili di vita alternativi e più rispettosi del bene comune.
Avevamo letto a più riprese che il TAV va fatto a prescindere da qualsiasi considerazione. Va fatto perché si deve fare. A qualsiasi costo. In nome del progresso. Perchè lo vuole l’Europa. Ma abbiamo incontrato Luca, che ha casualmente scoperto che la sua casa dovrà lasciare il posto ad un’enorme “stazione senza binari”. Abbiamo incontrato un paese che rischia diveder demolite le sue case per un buco nella montagna che servirà solo a moltiplicare malattie e devastazioni, per un nuovo treno che potrebbe correre su binari già esistenti e su cui già viaggia l’alta velocità francese.
Ci avevano sempre detto che da queste parti circolano solo bombe carta e manganellate, pietre e lacrimogeni, esasperazione e odio da entrambe le parti, ma abbiamo conosciuto Gabriella che ci ha portato lì dove il Capitello dei “Cattolici per la Vita della Valle” è divenuto luogo fecondo di autentica preghiera per la pace. Pur non dimenticando gli episodi di violenza gratuita subiti dalla gente, la preghiera pone, perseverante, delle tracce per ricostruire una relazione ‘disumanizzata’, proprio con chi è esecutore di tali azioni.
I media ci hanno sempre fatto credere che le forze dell’ordine devono fronteggiare gli attacchi di masse di violenti attivisti, ma dallo sguardo sofferto e dalla profonda spiritualità del francescano padre Beppe Giunti, abbiamo attinto un’inaspettata testimonianza di resistenza cristiana nonviolenta, sperimentata direttamente. La priorità non è arrivare prima a Parigi, ma chiedersi in quale mondo vogliamo vivere.
In TV abbiamo visto politici di tutti gli schieramenti acconsentire alla messa in atto dell’opera ma, approfondendo il tema e informandoci con alcuni tecnici, abbiamo realizzato che gli interessi che muovono il progetto dell’inutile TAV hanno una natura omertosa. Per fortuna però il Sindaco di Venaus ci ha annunciato che l’intero Consiglio comunale sta fronteggiando le pressioni di quelle  figure politiche/amministrative/economiche che hanno già dimostrato di non muoversi nella legalità e solo per i loro interessi.
Anche la Chiesa ha fatto di tutto per instillarci l’idea che la fede non c’entra nulla con il TAV…ma con i parrocchiani di Condove abbiamo apprezzato la parresia di Don Silvio Bertolo. Il cristiano che guarda a Maria non può essere complice delle ingiustizie del mondo, né ridursi a renderle omaggi e preghiere, ma deve parteggiare per il Dio dei poveri e impegnarsi in un amore ‘politico’ verso di essi, onde contribuire alla liberazione del mondo da ogni ingiustizia.

Un solo, appassionato invito riceviamo da questa gente così semplice e normale, mite e paziente, accogliente e tenace, e soprattutto enormemente distante da quegli stereotipi che la TV ha deciso di mostrarci ogni volta che accende le sue telecamere in Val Susa: diffidate della falsità, dell’ignoranza e dell’ipocrisia di ciò che ci raccontano. Cercate tutte le informazioni su questo progetto di cui non  ci sarà bisogno nemmeno nel 2035.
Ma oggi, per rispondere coscientemente alle provocazioni di questa liturgia dell’Assunzione, non possiamo astenerci dal far eco al canto di Maria che, piena di stupore, vede che Dio “ha rovesciato i potenti dai troni”, e quando le nostre chitarre avranno eseguito il canto finale, inizierà per noi il tempo di un nuovo impegno politico, dagli accordi eversivi, come cantava don Tonino:

Maria, donna di parte, che con il Magnificat hai fatto una precisa scelta di campo, decidendo di giocare con la squadra che perde, e hai preso posizione in favore degli offesi di tutti i tempi, di tutti coloro che non contano nulla davanti agli occhi della storia. Liberaci dall’indifferenza di fronte all’ingiustizia e a chi la compie. Obbligaci a uscire allo scoperto.
Noi ti preghiamo anche per la Chiesa di Dio, Aiutala a uscire dalla sua pavida neutralità. Dalle la fierezza di riscoprirsi coscienza critica delle strutture di peccato e mettile sulle labbragli accordi eversivi del Magnificat. (Don Tonino Bello)
Il Collettivo Giovani di Pax Christi Italia
per contatti: Carla carlabagno@inwind.it 3477192361

lunedì 23 aprile 2012

2 Giugno: SCRIVI ANCHE TU: Ripudiamo la guerra

dal sito di Pax Christi (22/04/2012)

ANCHE TU puoi far sentire la tua contestazione alla PARATA MILITARE del 2 giugno. Anche tu scrivi al Presidente della Repubblica per chiedere di restituire al 2 Giugno la forza dirompente e smilitarizzata della nostra Repubblica, fondata sul lavoro e sul ripudio della guerra. Dal convegno di Pietralba è stata inviata questa prima lettera. Riscrivila personalmente, con il tuo gruppo e comunità, spediscila al Presidente della Repubblica e alle autorità civili della tua città, sindaco, prefetto, consiglieri, deputati, affinchè sostengano questa nostra proposta nelle sedi istituzionali. Diffondi la tua/vostra lettera ai media locali e per raccoglierle e pubblicarle tutte, inviala a info@paxchristi.it

  2 GIUGNO, RIPUDIAMO LA GUERRA

Lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

La pace è l’unico valore veramente rivoluzionario, diceva Turoldo, perché costringe a ripensare tutte le categorie del vecchio mondo che è stato costruito sulle macerie delle guerre. E Balducci, rivolgendosi ai cristiani, ricordava che una chiesa veramente evangelica deve essere come un’obiezione di coscienza piantata da Dio nella carne viva del mondo.
Essere costruttori di pace oggi significa obiettare al sistema di guerra e alle spese militari che la guerra rendono possibile.  Noi vogliamo essere cittadini obbedienti alla Costituzione italiana,

lunedì 9 aprile 2012

Croci collettive

Miei cari fratelli,

mi era venuta in mente l’idea di intitolare questa lettera così: “L’Internazionale della Croce”. Ma poi l’ho scartata. Prima di tutto, perchè poteva apparire solo una bella frase ad effetto. E poi perchè temevo che evocasse spettri di chi sa quali contaminazioni. La frase, però, mi sarebbe servita tantissimo per far comprendere una verità fondamentale: che non c’è solo la Croce mia, la sofferenza tua, il dolore di Angela, la tragedia di Franco, l’agonia dei singoli. C’è anche una croce collettiva.
C’è anche una sofferenza comune. C’è anche un dolore di classi. C’è anche una tragedia di popoli. C’è anche un’agonia di gruppi umani ben definiti.
E per poco che uno, da un terrazzo del Calvario, si metta a contemplare il panorama sottostante, gli è dato sentire non solo l’affanno dei malati, il pianto dei delusi, il gemito degli sfortunati che arrancano sui tornanti del Golgota.
Ma gli toccherà giù, alle pendici del colle, Croci enormi che ondeggiano sospinte da folle sterminate di oppressi. Lì c’è la Croce dei paesi del Quarto Mondo condannati allo sterminio per fame. Accanto, avanza la croce sostenuta da una turba, incredibilmente privata dei diritti fondamentali dell’uomo, su cui grava la congiura del silenzio. Più in fondo si intravede il patibolo di intere popolazioni considerate marginali dalle grandi potenze, e destinate cinicamente al genocidio.
Ecco lì la croce dei “desaparecidos”. Ecco quella degli abitanti di Haiti. Ecco quella dei massacrati del Guatemala. Ecco la croce che schiaccia la schiena delle popolazioni afgane. Ecco quella trascinata dalle tribù violente dell’Iran. Più in là la croce dei dissidenti dell’Est, che copre, con la sua ombra, interminabili campi di concentramento, squallide prigioni e lontanissime terre di esilio. Poi sotto gli occhi, ecco la croce delle grandi masse di tutta la Terra discriminate dalle leggi razziali del mercato. Condannate dalle centrali del Capitalismo mondiale, a non risollevarsi mai, a rimanere sempre subalterne, a diventare sempre più schiave, sempre più umiliate, sempre più offese.
Miei cari fratelli, non fate lo sbaglio di dire che il vostro Vescovo sta facendo politica solo perchè cerca di distogliervi da un certo “uso intimistico” della Croce, o da una visione “formato personale” della via del Calvario. Non accusatelo d’inquinare l’atmosfera quaresimale con ingredienti poco ascetici sol perchè tenta di sottrarvi al consumo troppo domestico della Passione di Gesù. Se è vero che ogni cristiano deve accogliere la sua croce, ma deve anche staccare tutti coloro che vi sono appesi, noi oggi siamo chiamati ad un compito della portata storica senza precedenti:”Sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi”.
Pertanto, non solo dobbiamo lasciare “il belvedere” delle nostre competizioni panoramiche e correre in aiuto del fratello che geme sotto la sua croce personale, ma dobbiamo anche individuare con coraggio ed intelligenza, le botteghe dove si fabbricano le croci collettive.
In oscure centrali della terra ci sono dei Cagliostri che con alchimie macabre di potere confezionano per noi croci sintetiche che addossano poi sulle masse sterminate di poveri.
Per noi, oggi, essere fedeli alla Croce di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, significa disintegrare queste fucine di morte e distruggere tutte le agenzie periferiche di questi arsenali di giustizia planetaria.
E forse non c’è bisogno di andare troppo lontano per scovarle. Perchè piccole succursali di queste botteghe, veramente oscure, dove si confezionano croci collettive, esistono anche nelle nostre città.

Con grande Speranza. Vostro. Don Tonino Bello.

BUONA PASQUA A TUTTI.

sabato 7 aprile 2012

Via libera a 90 F35 costeranno 10 miliardi di euro

La crisi pesa sui soliti noti che devono rinunciare a pensioni, ammortizzatori sociali, diritti sul lavoro. Il soldi per "il militare" invece ci sono e non c'è crisi economica che tenga. Un affare per i privati uno spreco per le casse pubbliche, Monti ha solo ridotto il numero dei caccai da acquistare da 131 a 90. Un bello sforzo

Monti, con sostegno bipartisan, si è limitato a ridurre da 131 a 90 il numero dei caccia da acquistare
La crisi economica, ha documentato il Censis, ha colpito in Italia soprattutto i giovani, un milione dei quali ha perso il lavoro negli ultimi tre anni. Tranquilli, perché al loro futuro ci pensa la Lockheed Martin: «Proteggere le generazioni di domani - assicura nella sua pubblicità - significa impegnarsi per la quinta generazione di oggi». Si riferisce all'F-35 Lightning II, «l'unico velivolo di quinta generazione in grado di garantire la sicurezza delle nuove generazioni».
Sono stati dunque lungimiranti i governi che hanno deciso di far partecipare l'Italia alla realizzazione di questo caccia (prima denominato Joint Strike Fighter) della statunitense Lockheed Martin. Con il sostegno di uno schieramento bipartisan, il primo memorandum d'intesa venne firmato al Pentagono nel 1998 dal governo D'Alema; il secondo, nel 2002, dal governo Berlusconi; il terzo, nel 2007, dal governo Prodi. E nel 2009 è stato di nuovo un governo Berlusconi a deliberare l'acquisto di 131 caccia che, a onor del vero, era già stato deciso dal governo Prodi. L'Italia partecipa al programma dell'F-35 come partner di secondo livello, contribuendo allo sviluppo e alla costruzione del caccia. E ora arriva il governo «tecnico» di Monti a confermare tutto con il ministro-ammiraglio Di Paola. Vi sono impegnate oltre venti industrie: Alenia Aeronautica, Galileo Avionica, Datamat e Otomelara di Finmeccanica e altre tra cui la Piaggio. Negli stabilimenti Alenia verranno prodotte oltre mille ali dell'F-35. Presso l'aeroporto militare di Cameri (Novara) sarà realizzata una linea di assemblaggio e collaudo dei caccia per i paesi europei, che verrà poi trasformata in centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica. A tale scopo sono stati stanziati oltre 600 milioni di euro, presentandolo come un grande affare per l'Italia. Ma non si dice quanto verranno a costare i pochi posti di lavoro creati in questa industria bellica. Non si dice che, mentre i miliardi dei contratti per l'F-35 entreranno nelle casse di aziende private, i miliardi per l'acquisto dei caccia usciranno dalle casse pubbliche.
Spesa militare: 25 miliardi
Per partecipare al programma, l'Italia si è impegnata a versare un miliardo di euro, cui si aggiungerà la spesa per l'acquisto ora di 90 F-35 (inizialmente ne erano previsti 131). Allo stato attuale, essa può essere quantificata in oltre 10 miliardi di euro. Va inoltre considerato che l'aeronautica sta acquistando anche un centinaio di caccia Eurofighter Typhoon, costruiti da un consorzio europeo, il cui costo attuale è quantificabile anche questo in oltre 10 miliardi di euro. E, come avviene per tutti i sistemi d'arma, l'F-35 verrà a costare più del previsto.

venerdì 6 aprile 2012

Gesù è condannato a morte


Signore, è troppo tardi per tacere, hai parlato troppo; è troppo tardi per lasciarTi fare, Ti sei battuto troppo. 
Non eri neppure ragionevole, esageravi, Ti doveva capitare.
Hai trattato la gente per bene da razza di vipere.
Hai detto loro che il loro cuore era simile a sepolcri imbiancati pieni d'ogni marciume sotto belle apparenze,
Hai abbracciato i lebbrosi putridi,
Hai parlato sfrontatamente con volgari stranieri,
Hai mangiato con peccatori notori, e hai detto che avrebbero preceduto gli altri nel regno dei cieli,
Ti sei compiaciuto con i poveri, i pidocchiosi, gli storpi,
Non sei stato un uomo osservante dei regolamenti religiosi,
Hai voluto interpretare la Legge e ridurla ad un solo piccolo comandamento: amare.
Adesso si vendicano.
Hanno fatto dei passi contro di Te presso le autorità, e vengono presi provvedimenti.

Signore, io so che se cercherò di vivere un po' come Te sarò condannato.
Ho paura.

Già mi si segna col dito;
Alcuni sorridono, altri scherniscono, alcuni si scandalizzano e parecchi miei amici mi stanno per tradire. Ho paura di fermarmi per istrada,
Ho paura di ascoltare la saggezza degli uomini,
Mormora: bisogna andare avanti adagio, non si deve prendere tutto alla lettera, è meglio scendere a compromessi con l'avversario...
Eppure, o Signore, so che Tu hai ragione.

Aiutami a lottare,
Aiutami a parlare,
Aiutami a vivere il Tuo Vangelo,
Fino alla fine,
Fino alla follia,
La follia della Croce. 

Michel Quoist (1921)

mercoledì 4 aprile 2012

Dittatura della finanza, una sfida per la Chiesa di base

di padre Alex Zanotelli, da globalist.it

L'Europa come l'Italia è prigioniera di banche e banchieri. E' il trionfo della finanza o meglio del Finanzcapitalismo come Luciano Gallino lo definisce :"Il finanzcapitalismo è una mega-macchina, che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni, allo scopo di massimizzare e accumulare sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia del maggior numero di esseri umani sia degli eco-sistemi".

Estrarre valore è la parola chiave del Finanzcapitalismo che si contrappone al produrre valore del capitalismo industriale, che abbiamo conosciuto nel dopoguerra. E' un cambiamento radicale del Sistema!

Il cuore del nuovo Sistema è il Denaro che produce Denaro e poi ancora Denaro. Un Sistema basato sull'azzardo morale, sull'irresponsabilità del capitale, sul debito che genera debito. E' la cosiddetta "Finanza creativa", con i suoi 'pacchetti tossici' dai nomi più strani (sub-prime, derivati, futuri, hedge-funds...) che hanno portato a questa immensa bolla speculativa che si aggira, secondo gli esperti, sul milione di miliardi di dollari! Mentre il PIL mondiale si aggira sui sessantamila miliardi di dollari. Un abisso separa quei due mondi:il reale e lo speculativo. La finanza non corrisponde più all'economia reale. E' la finanziarizzazione dell'economia.

Per di più le operazioni finanziarie sono ormai compiute non da esseri umani, ma da algoritmi, cioè da cervelloni elettronici che, nel giro di secondi, rispondono alle notizie dei mercati. Nel 2009 queste operazioni, che si concludono nel giro di pochi secondi, senza alcun rapporto con l'economia reale, sono aumentate del 60% del totale. L'import-export di beni e servizi nel mondo è stimato intorno ai 15.000 miliardi di dollari l'anno. Il mercato delle valute ha superato i 4.000 miliardi al giorno: circolano più soldi in quattro giorni sui mercati finanziari che in un anno nell'economia reale. E' come dire che oltre il 90% degli scambi valutari è pura speculazione.

Penso che tutto questo cozza radicalmente con la tradizione delle scritture ebraiche radicalizzate da Gesù di Nazareth. Un insegnamento, quello di Gesù, che, uno dei nostri migliori moralisti, don Enrico Chiavacci, nel suo volume Teologia morale e vita economica, riassume in due comandamenti, validi per ogni discepolo: "Cerca di non arricchirti " e "Se hai, hai per condividere."

Da questi due comandamenti, Chiavacci ricava due divieti etici: "divieto di ogni attività economica di tipo esclusivamente speculativo" come giocare in borsa con la variante della speculazione valutaria e "divieto di contratto aleatorio". Questo ultimo, Chiavacci lo spiega così: "Ogni forma di azzardo e di rischio di una somma, con il solo scopo di vederla ritornare moltiplicata, senza che ciò implichi attività lavorativa, è pura ricerca di ricchezza ulteriore. "Ne consegue che la filiera del gioco, dal 'gratta e vinci' al casinò è immorale.

Tutto questo, sostiene sempre Chiavacci, "cozza contro tutta la cultura occidentale che è basata sull'avere di più. Nella cultura occidentale la struttura economica è tale che la ricchezza genera ricchezza".

Noi cristiani d'Occidente dobbiamo chiederci cosa ne abbiamo fatto di questo insegnamento di Gesù in campo economico-finanziario. Forse ha ragione il gesuita John Haughey quando afferma: "Noi occidentali leggiamo il vangelo come se non avessimo soldi e usiamo i soldi come se non conoscessimo nulla del Vangelo. "Dobbiamo ammettere che come chiese abbiamo tradito il Vangelo, dimenticando la radicalità dell'insegnamento di Gesù: parole come "Dio o Mammona", o il comando al ricco: "Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri'".

martedì 6 marzo 2012

La Grande Opera pubblica e il capitalismo finanziario

Quello in atto in Valle di Susa è un autentico «scontro di civiltà»: la manifestazione di due modi contrapposti e paradigmatici di concepire e di vivere i rapporti sociali, le relazioni con il territorio, l'attività economica, la cultura, il diritto, la politica. Per questo esso suscita tanta violenza da parte dello stato - inaudita, per un contesto che ufficialmente non è in guerra - e tanta determinazione - inattesa, per chi non ne comprende la dinamica - da parte di un'intera comunità.
Quale che sia l'esito, a breve e sul lungo periodo, di questo confronto impari, è bene che tutte le persone di buona volontà si rendano conto della posta in gioco: può essere di grande aiuto per gli abitanti della Valle di Susa; ma soprattutto di grande aiuto per le battaglie di tutti noi.
Da una parte c'è una comunità, che non è certo il retaggio di un passato remoto, che si è andata consolidando nel corso di 23 anni di contrapposizione a un progetto distruttivo e insensato, dopo aver subito e sperimentato per i precedenti 10 anni gli effetti devastanti di un'altra Grande Opera: l'A32 Torino-Bardonecchia.
Gli ingredienti di questo nuovo modo di fare comunità sono molti. Innanzitutto la trasparenza, cioè l'informazione: puntuale, tempestiva, diffusa e soprattutto non menzognera, sulle caratteristiche del progetto. Un'informazione che non ha mai nascosto né distorto le tesi contrarie, ma anzi le ha divulgate (a differenza dei sostenitori del Tav), supportata da robuste analisi tecniche ed economiche: gli esperti firmatari di un appello al governo Monti perché receda dalle decisioni sul Tav Torino-Lione sono più di 360; significativo il fatto che un Governo di cosiddetti «tecnici» il parere dei tecnici veri non lo voglia neppure ascoltare. Poi c'è stata un'opera capillare di divulgazione con il passaparola - forse il più potente ed efficace degli strumenti di informazione - ma anche con scritti, col web (i siti del movimento sono molti e sempre aggiornati) e col sostegno di alcune radio; ma senza mai avere accesso - in 23 anni! - alla stampa e alle tv nazionali, se non per esserne denigrati.
Secondo, il confronto: il movimento non ha mai esitato a misurarsi con le tesi avverse: nei dibattiti pubblici - quando è stato possibile - nelle istituzioni; nelle campagne elettorali; nelle amministrazioni; nel finto «Osservatorio» messo in piedi dal precedente governo e diretto dall'architetto Virano, che non ha mai avuto il mandato di mettere in discussione l'opera ma solo quella di imporne comunque la realizzazione. Strana concezione della mediazione! La stessa del ministro Cancellieri: «Discutiamo; ma il progetto va comunque avanti». E di che si discute, allora? Grottesca poi - ma è solo l'ultimo episodio della serie - è la fuga congiunta da incontro con una delegazione del parlamento europeo del sindaco di Torino e dei presidenti di provincia e regione Piemonte il 10 febbraio scorso. Ma ne risentiremo parlare. Il terzo elemento è il conflitto: non avrebbe mai raggiunto una simile dimensione e determinazione se l'informazione non avesse avuto tanta profondità e diffusione. Ma sono le dure prove a cui è stata sottoposta la popolazione ad aver cementato tra tutti i membri della cittadinanza attiva della valle rapporti di fiducia reciproca così stretti e solidi.

giovedì 16 febbraio 2012

Ultim'ora da Betlemme. In queste ore abbiamo ricevuto questo drammatico appello dall'amico e fratello DAOUD Nassar, dalla collina della Tenda delle Nazioni. FATE IL POSSIBILE PER DIFFONDERE L'APPELLO. Aggiornamenti costanti su www.bocchescucite.org

Non lavorate più la vostra terra
Dedichiamo a Daoud il nostro Primo Marzo

Ieri, 14 febbraio, mentre stavo lavorando tra gli ulivi della nostra collina ho notato dei fogli gettati a terra. C'erano disegnate delle mappe con dei tracciati strani e un breve testo esplicativo. Ho immediatamente immaginato quello che c'era scritto:

“Amministrazione civile di Giudea e Samaria...vi ordiniamo di non lavorare più sulla terra indicata dalla mappa in quanto sta per essere dichiarata proprietà dello stato d'Israele. Se foste interessati a contestare tale ordine potete appellarvi entro 45 giorni presso l'ufficio della rappresenta militare”

Nulla si dice in quel foglio riguardo alla mia famiglia che da 21 anni difende la sua terra con battaglie legali presso la Corte israeliana. Ma certamente per queste “autorità” “civili” o “militari” non è importante scrivere che la terra di cui parlano appartiene a noi.

Anche stavolta abbiamo subito inviato questi fogli al nostro avvocato a Gerusalemme e attendiamo che possa ancora una volta fare ricorso alla Corte di giustizia.

Carissimi amici della Tenda delle Nazioni,
con il cuore in mano vi scrivo per sentirvi come sempre vicini e per chiedervi di prepararvi a sostenerci se la situazione peggiorerà, come purtroppo temiamo.

Vi terrò informati dei prossimi passi che faremo e di come potrete aiutarci.
Vi ringrazio a nome della mia famiglia per il sostegno che non ci fate mancare.
Vi chiedo di portarci nei vostri pensieri e di pregare per noi

Blessings and Salaam,
Pace e bene

Daoud

Tent of Nations, 15 febbraio 2012


Importante:
GIOVEDI 1 MARZO in tutta Italia e soprattutto NELLA TUA CITTA’ > UN PONTE PER BETLEMME > inventa un’occasione per parlare-informare-sensibilizzare-pregare CONTRO IL MURO che chiude Betlemme in una grande prigione. Scarica-stampa-diffondi il cartoncino con la straordinaria ICONA DELLE MADONNA DEL MURO dal sito www.bocchescucite.org

lunedì 6 febbraio 2012

Appello ai giovani: nuova aurora di pace


20 anni fa, il 6 febbraio 1992, p. David M. Turoldo nasceva al cielo. Figura profetica, p. David, "il poeta di Dio", è stato uno dei grandi protagonisti della Primavera Ecclesiale insieme a don Tonino, p. Balducci e molti altri. Lo ricordiamo così.

Giovani, non percorrete le strade che abbiamo percorso noi. Io non faccio che vergognarmi di essere stato in guerra, anche se ho combattuto solo nella Resistenza, cioè per l'umano contro il disumano. Ma ha ragione il papa: con la guerra tutto è perduto, con la pace tutto si acquista! Fare la guerra è come suicidarsi.
Giovani, pregate per la pace; ma ricordate che pregare vuoi dire sempre prendere coscienza; perché se tutta la preghiera non si trasforma in vita, se la lex orandi non diventa la lex vivendi, noi stiamo prendendo in giro Dio e noi stessi.
Magari cominciasse con voi giovani questa nuova cultura della pace, come fosse una nuova aurora. Perché, oggi la terra è una cosa sola, una nave sulla quale siamo tutti imbarcati e non possiamo permetterci che affondi, perché non ci sarà più un'altra arca di Noè a salvarci. Il mondo è uno, la terra è una; e tutti insieme ci salveremo o tutti insieme ci perderemo. Deve scomparire il concetto di nemico perché una civiltà fondata sul concetto di nemico non è una civiltà, ma una barbarie. La civiltà è solo quella della pace.

Il discorso della pace è il più difficile di tutti, perché rivoluzionario non è il discorso sulla guerra, ma il discorso sulla pace. Prova ne sia che finora abbiamo sempre fatto la guerra e non abbiamo mai fatto la pace. E quella che noi chiamiamo "pace", non è che una tregua tra una guerra e l'altra; fino al punto che la guerra in realtà è la politica che cambia metodo. E invece la guerra è la sconfitta della politica; è la fine della politica!
Per costruire la pace bisogna cambiare cultura: e tutti sappiamo che i cambi di cultura sono lenti e difficili. Perché cambiare cultura significa cambiare mentalità. Nella Bibbia questo cambiamento si chiama conversione, e convenirsi è l'atto supremo dell'uomo.
Spesso si discute se la guerra è giusta o è ingiusta. La guerra è impossibile! Questa è la nuova categoria che dobbiamo tutti acquistare. Oggi in caso di guerra non ci saranno più né vinti né vincitori. E ho imparato anche dall'ultima guerra mondiale che non ci sono liberatori, ma soltanto uomini che si liberano. Infatti, Hitler non è stato vinto, il nazismo non è stato vinto, il razzismo non è stato vinto. Tutto è stato solo emarginato, in attesa di esplodere ancora. Non ci sono liberatori. Provate a chiedere a tutta l'America Latina se esistono liberatori. Non è per questa cultura di pace che tu perdi la faccia. Tu perdi la faccia facendo la guerra. Se in questo momento di guerra (2) un uomo, di qualsiasi cultura o paese, dicesse: "Abbiamo sbagliato, torniamo indietro", questi sarebbe il più grande di tutti, chiunque egli sia. Ma per fare questo ci vuole il miracolo. Comunque noi crediamo anche nei miracoli.

Quelli che fanno la guerra dicono: "L'Iddio giusto ha scelto; è con noi!". No, Dio non è con nessuno; è anzi dalla parte dell'uomo e dalla parte dell'ultimo degli uomini. E questo ultimo potrebbe essere anche un delinquente, potrebbe essere anche Caino, che ha ucciso Abele.
Difatti, nella Bibbia Dio dice: "Caino, cosa hai fatto di tuo fratello? Il sangue di tuo fratello grida a me dalla terra. Ebbene, tu sarai male detto come un assassino. Ma io metterò un segno su Caino, perché chi ammazzerà Caino, sarà ucciso sette volte" (Gen. 4, 1-15).
Che vuoi dire che Dio è perfino dalla parte di Caino e protegge anche Caino, per proteggerci tutti. Non c'è mai una violenza che possa porre fine a una violenza. Chi uccide Caino non fa che moltiplicare la violenza e la morte. Sarà ucciso sette volte, che vuoi dire: se non rompete questa spirale della violenza, non farete altro che moltiplicare le morti.

David Maria Turoldo

1. Pordenone, gennaio 1991
2. la Guerra del golfo 1991


D. M. Turoldo, in David Maria Turoldo. La sfida della Pace. Ed. Bellavite. Missaglia (Lc) 2003,
pp. 22-23

venerdì 20 gennaio 2012

Giovani da ascoltare non indottrinare. La Marcia e il Convegno di fine anno


di Eleonora Gallo (per il Collettivo di Pax)
Intensa ed emozionante la 44° Marcia della Pace del 31 dicembre 2011.
Quest’anno abbiamo percorso le strade della città di Brescia, accompagnando con i nostri passi un altro anno alla sua conclusione.
E così, camminando tra le luci del Natale appena celebrato e quelle della festa dell’ultimo dell’anno che brillavano in centro città, tappa dopo tappa abbiamo ricordato eventi e persone che raccontano la storia di ieri e di oggi di Brescia e quindi dell’Italia tutta.
Ci siamo fermati nella centrale e bellissima Piazza della Loggia dove abbiamo ascoltato la registrazione audio del momento in cui è scoppiata la bomba che ha provocato la morte di 8 persone. Mentre Franco Castrezzati, sindacalista della CISL, ricordava che la nostra Costituzione vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista e denunciava il fatto che, nonostante ciò, nella politica italiana uomini che erano stati ferventi esponenti del fascismo ricoprivano ancora cariche politiche, come quella di capi di partito, una bomba scoppiò provocando 8 morti e 102 feriti.
Terribile questa testimonianza dell’attentato terroristico e della strage provocata e commovente la distesa di fiori deposti subito dopo da ognuno di noi sotto la lapide delle vittime: al centro bianchi per le persone morte e attorno colorati per tutti coloro che non dimenticano.
Poco lontano da questo luogo, così denso di storia e sofferenza, il lungo fiume umano dei marciatori si è fermato ancora. Questa volta in un luogo nello stesso tempo centrale e degradato: il carcere di Canton Mombello. Uno dei pochi in Italia ad essere ancora presente nel centro della città e a costringere i detenuti a vivere in 8 in una cella di 14 mq. Condizioni inumane che non possono essere accettate. Mentre pregavamo davanti al carcere, dalle finestre i detenuti si affacciavano: per un po’ c’è stato un susseguirsi reciproco di saluti e auguri di Buon Anno. Poi insieme a tutti gli altri ho ripreso la marcia, un po’ pensierosa… difficile lasciare quelle mani e quelle voci alle spalle, quasi abbandonandole ad un inesorabile destino. Non resta che sperare che presto qualcuno ascolti la loro voce e che il 2012 porti maggiore giustizia e dignità per le loro condizioni di vita.
Passato e presente, quindi, si sono susseguiti in questa marcia nel cuore del contraddittorio Nord Italia. Brescia è una città ricca e industrializzata, dove purtroppo si continua ad investire moltissimo sul commercio di armi e dove i lavoratori, in particolare stranieri, vengono sfruttati, violando il loro diritto ad un lavoro regolare e dignitoso. Per questo, non abbiamo perso l’occasione di ricordare le proteste dei lavoratori saliti sulla gru e di denunciare la politica di chi continua a promuovere la produzione di armi, strumenti di morte che ci rendono responsabili delle perdite di molti civili innocenti in molti dei conflitti conclusi e attualmente in corso nel mondo.
La convinzione che ci guiderà nel corso di questo Nuovo Anno è che giustizia e pace non violenta non devono rimanere solo belle parole e si possono realizzare solo se concretamente le mettiamo in pratica nella nostra vita di tutti i giorni.
Marcia di Fine Anno

martedì 17 gennaio 2012

No allo scippo dei referendum. 20mila firme all'appello.


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COMUNICATO STAMPA
No allo scippo dei referendum, 20mila firme all'appello del Forum.
Tra i firmatari Stefano Rodotà, Dario Fo, Don Gallo, Gino Strada e molti altri
Quasi ventimila firme in poche ore sono state raccolte dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua a sostegno dell'appello in difesa dei referendum. Tra i primi firmatari personaggi del mondo della cultura, del diritto e dello spettacolo tra cui Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Luca Nivarra, Gustavo Zagrebelsky, Roberto Vecchioni, Gaetano Azzariti, Alberto Lucarelli, Riccardo Petrella, Maurizio Pallante, Valerio Mastandrea, Pietro Sermonti, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo, Padre Alex Zanotelli.
L'appello, pubblicato su www.acquabenecomune.org, chiede al governo Monti di abbandonare la strada delle liberalizzazioni per quanto riguarda il servizio idrico. Con l'articolo 20 della bozza di decreto che verrà licenziato giovedì 19 gennaio dal Consiglio dei Ministri, infatti, si attaccano direttamente i risultati del referendum di giugno e la volontà di 26 milioni di cittadini. Si tenta di ostacolare definitivamente le gestioni dirette degli enti locali attraverso enti di diritto pubblico quali le aziende speciali. Un attacco diretto alle esperienze come quella del Comune di Napoli per evitarne la proliferazione sul territorio nazionale.
“Il voto – si legge nell'appello - ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. (…) Nessuna esigenza di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano”.
Il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua metterà in campo, nei prossime giorni,una serie di iniziative dislocate su tutto il territorio nazionale per chiedere al Governo Monti di interrompere immediatamente la strada della privatizzazione del servizio idrico. Il Forum rinnova per l'ennesima volta la richiesta di un incontro immediato con il Primo Ministro Mario Monti.
Roma, 16 gennaio 2012

mercoledì 4 gennaio 2012

Il Collettivo dei giovani di Pax Christi alla marcia della pace di Brescia (31/12/2011)

Qui di seguito pubblichiamo il documento che abbiamo preparato e letto alla Marcia della Pace di Brescia il 31/12/2011. Il documento è stato letto all'interno della Chiesa di San Faustino, che ha un significato particolare per Brescia, perché è la chiesa che sta sotto alla famosa gru dove alcuni immigrati sono saliti in segno di protesta fra il 30 ottobre e il 15 novembre 2010 per rivendicare i loro diritti e affermare la loro dignità di persone. In quell'occasione la chiesa di San Faustino è stata vicina ai manifestanti e i sacerdoti hanno aperto le porte della chiesa accogliendo quanti avevano bisogno. Ecco il testo del documento:


Come Collettivo dei Giovani di Pax Christi e come credenti siamo contenti di partecipare a questa marcia in occasione della 44° Giornata Mondiale della Pace che dà particolare rilievo ai temi del disarmo globale e di un’economia di giustizia e di pace. 
Il Collettivo di Pax Christi è un gruppo di giovani provenienti da diverse città d’Italia, interessati ad approfondire tematiche politiche, sociali, economiche ed etiche alla luce dei valori cristiani. A tal fine, durante l’anno, organizziamo alcuni incontri aperti a tutti in cui testimoni, da noi invitati, ci aiutano nella nostra formazione e nella riflessione su questi temi.
Cogliamo con piacere l’occasione di riflettere insieme su ciò che siamo e su ciò che proponiamo a partire dal Messaggio del Papa “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, che si rivolge in modo universale a tutti i giovani.
Alcune tematiche suggerite dal Papa coincidono proprio con quanto abbiamo cercato di approfondire nei nostri incontri.
Innanzitutto, il tema della speranza, spesso frainteso. Chi spera, infatti, potrebbe essere considerato un ingenuo, un sognatore, una persona che manca di concretezza. Al contrario, come dice Don Tonino Bello, noi crediamo che: “Chi spera cammina: non fugge. Si incarna nella storia, non si aliena. Costruisce il futuro, non lo attende soltanto. Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma. Cambia la storia, non la subisce. Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti, non la gloria del navigatore solitario.” Sperare, quindi, significa agire insieme per il bene comune. 

lunedì 2 gennaio 2012

Pace giovane

“In piedi allora, costruttori di pace”, gridava all’Arena di Verona nel 1989 il vescovo di Molfetta, don Tonino Bello, allora presidente di Pax Christi Italia e fondatore di Mosaico di Pace. “Sono interni alla nostra fede i discorsi sul disarmo, sulla smilitarizzazione del territorio, sulla lotta per il cambiamento dei modelli di sviluppo che provocano dipendenza, fame e miseria nel Sud del mondo, e distruzione dell’ambiente naturale!”. E concludeva: “Coraggio! Se non abbiamo la forza di dire che le armi non solo non si devono vendere, ma neppure costruire, che lalogica del disarmo unilaterale non è poi così disomogenea con quella del Vangelo, che la nonviolenza attiva è un criterio di prassi cristiana e che certe forme di obiezione sono segno di un amore più grande per la città terrena… se non abbiamo la forza di dire tutto questo, rimarremmo lucignoli fumiganti invece di essere ceri pasquali”.
Coraggio, giovani! Riprendete in mano l’antico binomio biblico: pace e giustizia. è lo stesso papa Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2012) che vi invita a educarvi vicendevolmente alla pace e alla giustizia. “La pace oggi – amava dire don Tonino Bello – si declina inesorabilmente con la giustizia e con la salvaguardia del creato”.

sabato 24 dicembre 2011

A Gesù che nasce


... che vive e regna nei secoli dei secoli,
ma muore ed è disprezzato,
minuto per minuto,
nella vita degli ultimi.

Caro Gesù,
voglio scrivere a te. Per tanti motivi. Prima di tutto, perchè so che tu mi leggerai di sicuro e la mia lettera non rischierà di finire come le tue. Ce ne hai scritte tante, e sono tutte lettere d'amore, ma noi non le abbiamo neppure aperte. Nel migliore dei casi, le abbiamo scorse frettolosamente e con aria annoiata.
Poi, perchè so che tu non ti fermi a fare l'analisi estetica di ciò che ti dico. Tu vai sempre al nocciolo, o alla radice, e sei imbattibile a leggere sotto le righe. E anche stavolta, ne sono certo, sotto le righe sai scorgere il mio cuore gonfio di paure e di speranze, di preoccupazioni e di tenerezze.
Poi, perchè tu rispondi sempre, e non passi mai nulla sotto silenzio. Non c'è volta che tu ti rifiuti di ricambiare il saluto o di accusare ricevuta. Con gli altri, lo sai, non sempre è così. Più che la "ricevuta", sembra che accusino "il colpo".
Ma, soprattutto, scrivo direttamente a te, perchè so che a Natale ti incontrerai con tantissime persone che verranno a salutarti. Tu le conosci a una a una. Beato te, che le puoi chiamare tutte per nome. Io non ci riesco.

sabato 17 dicembre 2011

Il Delta dei veleni

Gli impatti delle attività dell'Eni e delle altre multinazionali del petrolio in Nigeria

Da qui si può scaricare gratis un dossier della CRBM e di Altreconomia riguardo la drammatica situazione sul delta del Niger: http://www.crbm.org/2011/11/23/il-delta-dei-veleni/

giovedì 15 dicembre 2011

'Io, filosofo con gli Indignati'

di Georg Diez

In tutta Europa è in atto un colpo di Stato delle élite ai danni dei cittadini. E conciliare la democrazia con il capitalismo è sempre più difficile. Ecco perché i movimenti come Occupy Wall Street hanno ragione. Parla il grande pensatore tedesco Jürgen Habermas

Jürgen Habermas è molto, ma molto arrabbiato: quello che sta succedendo in Europa, lo prende come un fatto personale. Si agita sulla sedia e, gesticolando, disegna con le mani edifici costituzionali, per poi farli crollare davanti agli occhi di tutti. Batte il pugno esclamando: "Ora basta!". Non ha voglia di vedere l'Europa risucchiata nel cratere della storia mondiale. "Sono qui a parlare come cittadino", dice: "E credetemi: preferirei starmene a casa davanti alla mia scrivania. Ma la questione è troppo importante. Dev'essere chiaro a tutti che ci troviamo di fronte a scelte decisive, di enorme portata. Ecco perché sono impegnato in questo dibattito. Il progetto europeo non può più essere portato avanti con modalità completamente elitarie". Ora basta! Il progetto europeo è cosa sua, della sua generazione. L'82enne Habermas combatte la sua campagna.